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18 luglio 2015

RYTS MONET. WHY DO I WANT TO GO TO MARS

RYTS MONET. WHY DO I WANT TO GO TO MARS a cura di Martina Cavallarin

RYTS MONET. WHY DO I WANT TO GO TO MARS A cura di Martina Cavallarin Whitelight Art Gallery Via Ventimiglia 1, 20144, Milano Opening 6 luglio 2015 h.19.00 – 24.00 DJ Set di Ryts Monet

WHY DO I WANT TO GO TO MARS è la prima mostra personale di Ryts Monet a Milano. L’esposizione segna la partenza di Whitelight Art Gallery, naturale evoluzione di Spazio San Giorgio, realtà nata nel 2011 a Bologna. Dal 6 luglio 2015 Whitelight Art apre una sede a Milano, in Via Ventimiglia 1, sotto la direzione artistica di Martina Cavallarin, critica e curatrice indipendente e direttrice di scatolabianca.

STATEMENT Ryts Monet è un giovane artista tra i più singolari e interessanti del panorama artistico italiano con una formazione istituzionale consolidata, esposizioni, premi e residenze internazionali. Artista ricercatore, trasversale e linguisticamente duttile, muove la sua indagine utilizzando differenti strumenti e interessanti quanto originali derivazioni. Il suo interesse si focalizza sui fenomeni sociali, politici, economici della società contemporanea coniugando una ricerca estetica dedicata e densa a una concettualità misurata che si esplica attraverso installazioni, collage, suono, video, fotografia, elaborazione di dati raccolti attraverso il web e riorganizzati in un sistema di segni ad alto tasso di contaminazione che sempre si accrescono per serie progettuali che indagano in maniera diacronica e sincronica fenomeni culturali e trasformazioni associative. Il tema del doppio, della scansione temporale, dell’assurdo, costituiscono una costante del suo lavoro pervaso da sottile ironia e trasgressiva quanto ficcante investigazione concettuale. La sua ricerca si concentra sullo sviluppo del discorso critico della situazione contemporanea dell'uomo. L’indagine esplora le tematiche scaturite dalla Guerra Fredda, i fallimenti e il labirinto di fantasie, di intenzioni e di visioni prodotte dalla propaganda massificata a sfondo politico attraverso l’individuazione di topos, categorie, argomenti e icone antiche e contemporanee che fluiscono intorno a noi. Contestazioni, illusioni, progetti interstellari, manovre sociali, geopolitiche ed economiche a sfondo totalizzante sono dispositivi che Ryts Monet usa e riordina per costruire le sue opere.

LA MOSTRA Il progetto espositivo WHY DO I WANT TO GO TO MARS prende il via a partire dal video inedito a bassa risoluzione, che dà il titolo alla mostra, nel quale l’artista propone la campionatura totale, scaricata da internet, delle persone che hanno risposto alla proposta di andare su Marte a fondare una colonia post futurista. Il piano olandese Mars One, fondato nel 2011 e ancora irrealizzato, si pone come incipit ed esempio di una serie di esperimenti che, nei secoli, hanno affiancato la storia secolarizzata bucando l’immaginario pubblico e costruendo sogni e illusioni.
Seguendo una progettualità incentrata su immaginari e rimandi nati durante la Guerra Fredda, Ryts Monet propone un percorso che prosegue con l’installazione inedita a parete 30X30X30 costituita da una serie di 30 elementi, ognuno dei quali è formato da due cartoline postali tagliate in due parti e rimontate, raffiguranti obelischi situati in luoghi diversi del mondo, dove la figura dell’obelisco rimane costante mentre il paesaggio cambia. L’obelisco può essere considerato uno dei primi casi di "bottino di guerra", depredato dai Romani in Egitto e poi diffuso in tutto il mondo come simbolo dell’imperialismo occidentale. Uno dei più noti e antichi è l’obelisco di Luxor in Piazza della Concordia a Parigi. Inizialmente eretto dagli Egizi prima del 3000 a.C., rappresenta un raggio di sole pietrificato. Da rappresentazione della luce diviene in seguito uno dei simboli dell’Illuminismo. La luce è il primo elemento proveniente dallo spazio a raggiungere il pianeta Terra. Se 30X30X30 rappresenta il “primo viaggio” dallo spazio alla terra, il francobollo dell’Unione Sovietica del periodo della Guerra Fredda è dispositivo inverso. Air from another Planet è una composizione di affrancature postali commemorative delle missioni spaziali realizzate dall’Unione Sovietica durante il blocco comunista. L’assemblaggio dei francobolli, applicati su una lastra di ardesia, segue l’andamento della curvatura del pianeta raffigurato su ogni singolo elemento e, tramite una disposizione circolare, visualizza l’orizzonte completo dell’astro. Il titolo dell’opera è ispirato a un verso della poesia di Stefan George, "Ich fühle Luft von anderem Planeten", cui fa riferimento la composizione Quartetto per archi n. 2 in fa diesis minore di Schönberg, un’idea che percorreva gran parte del Novecento e nella quale il desiderio di evadere dal mondo corrispondeva alla convinzione di non appartenervi totalmente. In God We Trust è un’opera costituita da una carta da parati realizzata per un’installazione permanente al Museo del Profumo di Savigliano, Cuneo. Il disegno è il prodotto di un collage digitale realizzato con centinaia d’illustrazioni di fiori e piante raffigurate su banconote e provenienti da ogni parte del mondo. La flora che compare sulle banconote, vicino a Premi Nobel e Presidenti, non è solo elemento ornamentale, ma anche simbolo di un paese, legata al territorio e alla sua storia. L’opera In God We Trust, il cui titolo è la frase scritta sul retro di tutti i dollari statunitensi, è quindi il risultato dell’accumulo di centinaia di queste immagini, che insieme costituiscono una sorta di archivio di tutte le piante più significative del mondo per il loro valore metaforico, evocativo, economico. Di fianco alla lunga striscia di carta da parati che dal soffitto si srotola a terra In the beginning God… è un francobollo appartenente alla collezione personale dell’artista. Il lavoro prende il titolo dalla frase con cui si apre il libro della Genesi la cui citazione biblica è riprodotta sul francobollo esposto in forma di appunto. Il francobollo fu emesso nel 1969 dal Servizio Postale degli Stati Uniti per commemorare la missione Apollo 8, durante la quale, la mattina della vigilia di Natale del 1968, venne scattata dall’astronauta William Anders la prima fotografia della Terra dallo spazio, intitolata Earthrise e riportata sul suddetto bollo. L’immagine, con la Terra parzialmente in ombra e il primo piano della superficie lunare ricorda il paesaggio che si può osservare dal nostro pianeta quando sorge il sole ed è considerata una delle fotografie più influenti mai scattate: secondo la rivista Life una delle "100 fotografie che hanno cambiato il mondo". Il dittico Twins: Amaterasu Goddess of Sun + Holy Mary of Civitavecchia è un’altra installazione costituita da una statua, Holy Mary of Civitavecchia, copia identica della statua del miracolo di Civitavecchia spedita dall’artista in una cassa di legno per via postale dall’Italia al Giappone nel 2011 durante una residenza artistica. A livello simbolico la statua ha ripercorso a ritroso il viaggio del samurai Hasekura Tsunenaga che nel 1615, durante l’era Keicho, partì da Ishinomaki e sbarcò a Civitavecchia, vicino a Roma, dove era diretto a incontrare il Papa. Da allora Ishinomaki e Civitavecchia sono unite da un gemellaggio che quest’anno compie 400 anni. Scelte come icone delle due città gemellate, la statua della Madonna di Civitavecchia e la replica della Statua della Libertà, stampata sulla bandiera sventrata dallo tsunami del 2011 e fotografata a Ishinomaki (Giappone – a 100 km da Fukushima Dai-ichi), sono accomunate a livello formale e simbolico da più di un’analogia. Entrambe bianche, esse ritraggono due figure femminili, divenute emblema della diffusione della cultura occidentale nel mondo. Nella bandiera il bianco e il rosso rappresentano i colori dell’insegna giapponese mentre il fuoco rosso della fiaccola si riconduce al Sole levante presente sullo stendardo ufficiale. Per Ryts Monet questo lavoro incarna i due elementi culturali del cristianesimo e del capitalismo esportati dall'occidente in oriente e successivamente in tutto il mondo e oggi in stato di crisi. In una struttura concettuale ed espositiva che sempre si muove per serie e processo, la mostra presenta due grandi collage inediti della serie Explosions, serie esposta per la prima volta a Tokyo in occasione della mostra Sisters. Explosions è sintesi visiva di due tipi di potenza ed energia: parti di muscoli di bodybuilders, provenienti da fotografie trovate nelle riviste di culturismo, si sovrappongono a immagini d’archivio di test atomici, dove la tensione esagerata dei corpi ridisegna la forma della nube delle esplosioni.

Ryts Monet è nato a Bari (Italia) nel 1982. Vive e lavora a Venezia.

Whitelight Art, Via Ventimiglia 1 (Fermata linea M2, Porta Genova), 20144, Milano. www.whitelightart.it www.scatolabianca.net

Orari: mercoledì dalle 16 alle 20.00 - E su appuntamento + 39 349 5509403 - info@whitelightart.it Ufficio Stampa Marta Menegon Whitelight Art m.menegon@whitelightart.it www.whitelightart.it