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13 gennaio 2012

BIOS - Il muro ha un suono.

di Martina Cavallarin

Bios, pseudonimo dell’artista Vincenzo Lipari, nasce a Erice, Trapani, nel 1976.

Pittore bulimico ed energetico, artista performativo sia nei gesti con i quali riempie e scarnifica le sue opere bidimensionali, sia nelle mise en scene che sono parte integrante e vitale del suo lavoro, Bios ha una ricerca personale che indaga nella dimensione del sociale concentrandosi su temi spigolosi come l’aborto, l’ecologia, le sopraffazioni, la violenza, le barriere fisiche e mentali.

La sua straordinaria e inusuale pratica artistica è sempre in bilico tra pittura e installazione. I pannelli URSA, isolanti termici in polistirene estruso per l’edilizia, sono le basi che BIOS adopera come supporto fisico e concettuale delle sue opere. Tali superfici costituiscono un modo per assemblare i materiali più disparati quali pittura, oggetti di riciclo, plastiche, tessuti, cemento per instaurare un rapporto che trova un filo rosso di unione tra il concetto di eco sostenibilità e rispetto per l’ambiente e la considerazione verso l’altro e l’umanità tutta. Le sue sono composizioni che vanno dalle piccole alle grandi dimensioni per un lavoro artistico di forte impatto visivo ed emotivo in cui l’opera prende sempre il sopravvento. Bios indaga l’inconscio personale e collettivo attraverso un’arte che si avvale sempre dell’intrusione di un’azione performativa sia quando struttura delle scene in cui cacciatori sparano virtualmente sulla preda, metafora per eccellenza, così come quando l’artista impersona i “pinocchio” o simula crocefissioni. Anche le installazioni a parete - quadri che si fanno scultura nell’accogliere gettate di colore, scarnificazioni, numeri che sono segni, logo precisi come nel caso del numero 194, cifra che contraddistingue la legge sull’aborto, oppure nel caso di parole, lettere, scritte - nella fase finale di realizzazione dell’opera vengono “violentati” dall’uso determinato e mirato di armi da fuoco.

Con il procedere della ricerca è sempre più evidente nel pittore siciliano una sottrazione che rende l’opera ancora più intensa: i pannelli URSA vengono cosparsi di cemento o lasciati quasi a vivo e, ancora una volta, perforati da proiettili di vari calibri, Magnum, piombini, Lupara. La ricerca di Bios è prolifica e costante, sempre più rivolta a problematiche ambientali ed esistenziali - innestate nel suo circuito mentale, poetico e artistico - necessariamente alla spasmodica ricerca di giustizia, verità, coscienza, amore. Bios ricostruisce e protegge la memoria che nella superficie di cemento - simbolo del “muro” inteso come barriera urbana, preclusione, carcerazione o difesa - s’incunea come le pallottole che la trafiggono per espandere il silenzio e non smarrire il ricordo. L’importanza della storia e il silenzioso apparire dell’opera che la trattiene fanno di questo giovane artista una delle personalità più trasversali e interessanti del panorama italiano contemporaneo. A gennaio 2012 si svolgerà una sua importante personale museale, Il muro ha un suono, alla Fondazione Federico II, Palazzo dei Normanni, Palermo.

La sua storia artistica comincia nel 2000 quando si diploma presso l’Accademia di Palermo sotto la guida di Carla Horat e Erminia Mitrano. Qui presenta il suo primo lavoro di ricerca: una rivisitazione in 100 illustrazioni della Divina Commedia. Già in questa fase l’artista dimostra la sua capacità di controllare le tecniche incisorie e lo spazio che si determina nella lastra, i segni, le morsure, gli acidi. A partire da questa esperienza dedica i successivi tre anni allo studio alla realizzazione di circa 1000 illustrazione sugli scritti della Sacra Bibbia. Nel 2004 Don Liborio Palmieri gli commissiona per l’imminente inaugurazione del Di.ART, Museo d’Arte Contemporanea Sacra di Trapani, 13 illustrazioni sul Cantico di frate sole. In seguito Bios parte per Milano con l’intento di frequentare il Corso di laurea specialistico in Arte ed Antropologia del Sacro dell’Accademia di Brera, diretto dallo storico dell’arte Prof. Andrea Del Guercio e dall’artista Stefano Pizzi. Qui conosce William Xerra e Angela Occhipinti di cui segue il Corso di Incisione di Arte Sacra. Dopo alcuni anni di studio inizia un apprendistato come assistente di laboratorio per seguire poi il Corso di Architettura Sacra di Michele Premoli Silva il quale comprende subito le grandi potenzialità dell’artista, la sua poetica, fino a spingerlo a guardare oltre, dentro e fuori di sé, per un’introspezione e un’indagine profonda del suo io. A seguito di questo incontro Bios si laurea con il massimo dei voti.
A settembre del 2005, alla ricerca di una nuova atmosfera e attratto da una dimensione più internazionale Bios-Vincent Lipari partecipa ad uno scambio culturale Italia- Cina. Si tratta di un momento importante, altamente significativo per il suo processo artistico e personale. Si ferma quindi in Cina per circa due anni e da subito, insieme ad un gruppo di artisti cinesi, fa la sua prima esperienza espositiva a Pechino, alla galleria 798 in occasione del Fuori Fiera.
In estremo Oriente prosegue la sua ricerca con le tecniche incisorie, sperimenta serigrafia e litografia su nuovi supporti fino a ritrovare quella pittura accantonata per 8 anni e approcciata in questa fase con nuovi media e inusuali sedimentazioni. Nel 2006 nella galleria Luxun a Sen Yang tiene la prima personale Sacred pornografia, infine ritorna a Milano dove inizia la collaborazione con la Galleria L’Affiche. In Italia ripristina i suoi contatti con Andrea Del Guercio e partecipa subito alla collettiva Le Case dell'Arte Spazio Classimobili con catalogo a cura di Andrea Del Guercio, Edizione Ancora. In questo periodo conosce il maestro Enrico Scippa: si tratta di un incontro importante che lo conduce ad un’ulteriore crescita a livello introspettivo, mentale, culturale e ad una maturazione profonda del suo lavoro. Nell’ottobre del 2008 espone Io Sono presso Spazio Estro a Bergamo. Da qui s’innesta una nuova fase incentrata su continue riflessioni sull’Uomo, sulla condizione umana, sul diverbio tra uomo/materia/spirito/divinità; in questo periodo nascono così in parallelo la serie degli Angeli e le serie dei Pinocchi e dei Pinocchi Penitenti. Ad aprile del 2009 una mostra personale al Circolo Culturale Rossini di Milano, curata dall’Arch. Michele Premoli Silva, vede la prima esposizione dei Pinocchi Penitenti. Sempre di questo periodo è la collettiva ACROSS the cross, la croce nell’Arte Contemporanea esposta in simultanea con il “Crocefisso ritrovato di Michelangelo” a cura della Fondazione Pasqua 2000 di Trapani. A settembre partecipa ad “Art Verona 09” con la Galleria L’Affiche e alla collettiva IMMAGINA IMMAGINI all’Accademia Contemporanea a cura di Andrea del Guercio. Subito dopo prende parte a Torino a “Paratissima 5.2” rassegna d’arte e fotografia con l’istallazione Pinocchio crocefisso angeli e penitenti. Qui non e più l’Uomo né la Divinità a salire sulla croce, ma è la fantasia a tessere la trama: gli Angeli, figure avvolte nel mistero, nell’immaginario dell’artista si fanno umani.
Nel 2010 realizza la mostra Balance a cura di Andrea B. Del Guercio presso la galleria Accademia di Milano e partecipa alla collettiva De Rerum Deorum a cura di Stefania Binato.
Nello stesso anno espone presso la galleria HTP di Milano, e al Festival dell’Acqua a cura di Vincenzo Astuto e Mosè La Cava, presso il Chiostro di Santa Chiara, Foggia. L’ultimo intervento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Sicilia Promotion di Trapani in cui l’artista realizza la performance Il suono del silenzio. A febbraio 2011 è Finalista al premio Arte in Volo del Circolo Fisiologico di Milano e prende parte alla collettiva romana Il Viandante e la sua Ombra a cura di Alessio Brugnoli e alla milanese Face to Face combines xl, a cura di Giuseppe Iavicoli. Dell’ultimo periodo sono le realizzazioni delle sue performace Spari presso il Poligono di Tiro di Tirano, 500cento Contemporary ArtMeeting's, Spazio Concept di Milano a cura di Giuseppe Lavicoli e Interazione allo spazio Forum Factory di Berlino a cura di Aldo Gerbino.