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03 marzo 2015

ALFABETA2 DI LUCA MARIA PATELLA E DELLE SUE COMPLESSE INTERCESSIONI Di Martina Cavallarin

DI LUCA MARIA PATELLA E DELLE SUE COMPLESSE INTERCESSIONI Di Martina Cavallarin

Dal 30 gennaio al 26 aprile 2015 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra di Luca Maria Patella, Ambienti proiettivi animati, 1964-1984, a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli.

Ambienti proiettivi animati, 1964-1984 è una esposizione che ripercorre il percorso analitico e visivo dei primi due decenni di un grande protagonista della scena artistica degli ultimi cinquant’anni partendo proprio da un titolo che si riferisce alla prima mostra di Luca Maria Patella tenutasi nel 1968 alla Galleria l’Attico di Fabio Sargentini. Il senso è quello di rileggere criticamente gli esordi del percorso dell’artista attingendone una lettura analitica che ha fornito spunti, azionato meccanismi e generato intercessioni. Artista multidisciplinare fortemente influenzato dalle nozioni di astronomia, chimica strutturale e psicologia analitica assimilate durante gli anni di formazione a Roma e a Parigi, Patella si è cimentato lungo il suo versatile itinerario artistico in un complesso confronto arte-scienza, che - in stretta connessione con la pratica artistica - implica teorizzazioni psicoanalitiche, filosofiche, linguistiche. Tra i primi artisti europei a sondare, negli anni Settanta, quelle possibilità filmiche che si riversano nel video-tape e in altre contaminazioni ad alto tasso di viralità, Patella ibrida il concetto di mostra a cominciare da fruizioni di serie di diapositive avvalendosi di un bagaglio culturale di matrice classica innestato nella contemporaneità. Patella attraversa e traduce. “La traduzione è essenzialmente un atto di dislocazione: fa muovere il senso di un testo da una forma linguistica a un’altra e mostra questi tremiti. Trasportando l’oggetto di cui s’impossessa, si dispone all’incontro con l’Altro per presentargli lo straniero/estraneo in una forma familiare: ti porto ciò che fu detto in un’altra lingua rispetto la tua…” (1.). Azione, dimostrazione, immagine e parola convivono nella sua pratica processuale ed espositiva che ricerca congiunture e contesti trasponendo con lo sguardo e l’opera momenti e situazioni sempre nello spirito di una narrazione tra il chirurgico e il lirico, manovrata tra oscillazioni di temperatura e variabili impressioni. Il comune denominatore del suo percorso risiede quindi sempre nel processo artistico che implica in tutti i casi il concetto di "traduzione", struttura che tiene aperto il complesso di linguaggi impiegati e allarga il dialogo, senza disperdersi in modalità generiche, bensì patteggiando senza incrinarsi o corrompersi il pensiero di colui che personalmente definisco androgino: artista androgino, o critico androgino, o per espansione uomo androgino che possiede requisiti, erra, trasla e innesta attraverso necessarie negoziazioni le informazioni e i significati della contemporaneità.

Per quanto concerne la fotografia e il film e più in generale l’ambito dei media, Patella è stato uno dei primi artisti ad affrontare strutturalmente e sperimentalmente questo campo già nei primi anni Sessanta. Le sue produzioni e invenzioni originali sono da intendere in senso "pre-concettuale”, oltre che "comportamentale", in un articolato dialogo con la storia. La sua amplissima produzione fotografica comprende le diaproiezioni a colori e le grandi tele fotografiche dei primi anni ’60; i Comportamenti (termine che introduce nel 1966), gli Ambienti Proiettivi Animati (sostanzialmente: multimediali, e interattivi), le Immaginazioni globali di Montefolle e più recenti esperienze virtuali e digitali. Fra le grandi installazioni degli anni ‘80-’90 (oggettuali e video, spesso accompagnate da pubblicazioni), un posto d’onore occupano Mysterium Coniunctionis (1982-84), un complesso mitologico-cosmico costituito da 17 opere di grande formato e già esposto in importanti musei europei, DEN & DUCH dis-enameled (1982-86), (circa 300 opere e operazioni, riguardanti Diderot e Duchamp), e i Vasi fisiognomici (1982-99), vasi-ritratto torniti su profili di personaggi storici o viventi.

  1. Nicolas Bourriaud, Il Radicante. Per un’estetica della globalizzazione, Postmedia, 2014, Milano

Luca Maria Patella Ambienti proiettivi animati, 1964-1984 a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi 30 gennaio 2015 – 26 aprile 2015 MACRO via Nizza 138, Roma Orario: da martedì a domenica, ore 11.00-19.00 / sabato: ore 11.00-22.00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Da martedì a domenica dalle ore 11.00 alle ore 21.00 apertura dei cancelli (via Nizza 138 e via Reggio Emilia 54) per accedere agli spazi liberi: foyer, hall, ristorante, caffetteria, terrazza e spazio Area. MACRO Testaccio piazza O. Giustiniani 4, Roma Orario: da martedì a domenica, ore 16.00-22.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima) INFO: +39 06 67 10 70 400 www.museomacro.org Join us on Facebook and Twitter: MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma

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